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Come viene estratta la Cannabis

Il CBD prima di poter essere utilizzato deve essere estratto. La pianta che selettivamente raggiunge la più elevata concentrazione di questo cannabinoide è la Canapa, precisamente i suoi fiori.

In questo articolo procederemo con l’analisi dei diversi modi di estrarre il CBD, alcuni più efficienti e più sicuri, e la loro applicazione per particolari condizioni fisiche con le relative modalità d’uso.

Ma prima di entrare nello specifico, vi vogliamo fornire una panoramica su quello che è il processo generale di estrazione.

I diversi metodi vengono utilizzati per separare le componenti della Cannabis dal materiale vegetale, questo fa sì che la pianta venga suddivisa in diverse parti che contengono sostanze chimiche di vario genere.

La Cannabis contiene più di cento cannabinoidi tra cui tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD) e oltre 500 diverse sostanze chimiche tra cui terpeni, flavonoidi ecc.

Le varie tecniche di estrazioni, a seconda dell’interesse che ha il produttore, sono utilizzate per isolare le singole sostanze, ma si può anche pensare di creare un estratto che comprende diversi componenti desiderabili. 

A seconda del metodo utilizzato si ottengono diversi estratti di Cannabis, alcuni fatti con metodi naturali, altri con l’utilizzo di solventi.

Gli estratti sono sicuramente più potenti rispetto alle normali cime d’erba poiché hanno una maggiore concentrazione in percentuale di peso. 

Procediamo adesso ad analizzare le varie tecniche di estrazione.

Estrazione basica del CBD con solvente 

Questo tipo di estrazione, è una delle più rudimentali, e consiste nel far scorrere un solvente liquido nella materia vegetale decarbossilata in modo tale che i cannabinoidi e i terpeni presenti nella canapa si separino.

Una volta ottenuto l’estratto, si deve far evaporare il liquido, così da ottenere il famoso olio di CBD.

I solventi che vengono usati più spesso per questa tecnica sono: l’etanolo, l’esano ed il butano.

Questo tipo di estrazione oltre a richiedere pochissime attrezzature e anche molto economica, ma è considerata pericolosa, poiché se non si presta attenzione nell’utilizzare questi prodotti chimici che sono anche altamente infiammabili, si rischiano lesioni.

Inoltre se queste estrazioni non vengono eseguite da personale altamente qualificato e in laboratori professionali, c’è il rischio di contaminare l’olio estratto e mettere in pericolo la vita del consumatore. 

Un altro svantaggio può essere quello di estrarre un olio di CBD di scarsa qualità, amaro, denso e scuro poiché con questa tecnica si estraggono anche le altre componenti della pianta quali cere, clorofilla e altre sostanze vegetali.

Dopo aver analizzato questi fattori, si può ben dedurre che è una tecnica sconsigliata e pericolosa per chi vuole produrre gli estratti in casa, poiché ci vogliono delle accortezze che solo delle aziende ben strutturate, serie e professionali possono attuare.

Estrazione di CBD con olio d’oliva  

Questa tecnica è quella più utilizzata per l’estrazione domestica, poiché basta un minimo di destrezza ai fornelli e i rischi sono praticamente nulli.

Attraverso il calore dei fornelli, tutti i componenti della pianta vengono attivati cosicché la materia vegetale viene decarbossilata, e viene lasciata scaldare nell’olio per alcune ore.

Si viene così a creare un infusione poiché il CBD e gli altri cannabinoidi si legano ai grassi dell’olio, poi si procederà a fare raffreddare e la materia vegetale verrà eliminata in quanto priva del CBD ormai presente nell’olio. 

Un pò come all’estrazione con il solvente, il controllo sull’estratto è molto ridotto, e inoltre con questa tecnica si ottengono concentrazioni molto basse di CBD rispetto ai metodi più professionali, da non permettere di introdurre questo prodotto sul mercato, ma di farne un utilizzo prettamente casalingo. 

Estrazione di CBD senza solventi (a mano) 

Ebbene sì, si può estrarre il CBD senza solventi, tramite pressione, sfregamento o calore. 

Un metodo molto utilizzato per produrre un kief ad altro concentrato di CBD è quello che sfrutta l’acqua e lo sfregamento.

Questo procedimento è molto semplice, basta congelare e scrollare, per poi raccoglierle sotto forma di concentrato le piccole ghiandole presenti sui fiori di canapa contenenti il CBD.

Un altro metodo è quello per fare il rosin di CBD, che si ottiene tramite il calore e la pressione diretta sulle infiorescenze della canapa per estrarne così un olio naturale.

Queste tecniche però sia per produttori che per consumatori risultano poco pratiche e hanno una resa piuttosto scarsa.

Estrazione di CBD con CO₂ supercritica 

Considerato uno dei miglior metodi per estrarre la CBD, l’estrazione con CO₂  consiste nel manipolare quest’ultima affinché raggiunga lo stato supercritico così che possa acquisire sia la qualità di un liquido che di un gas.

È una tecnica altamente avanzata e personalizzabile dalla quale si ottiene il meglio dalle piante di canapa.

Questo consente di estrarre concentrati sicuri e puri, senza l’utilizzo di agenti contaminanti.

L’anidride carbonica prodotta viene fatta passare tra le infiorescenze della Cannabis per dissolvere i terpeni e i cannabinoidi a diverse temperature e angolazioni a seconda delle loro solubilità attraverso il frazionamento. 

Questa tecnica permette di raccogliere selettivamente i cannabinoidi e tutti gli altri componenti che si vogliono estrarre evitando sprechi estraendo le parti superflue.

Ma questo processo è anche uno dei più costosi e poco pratico in quanto solo i produttori più “impegnati” lo possono attuare.

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