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	<title>Che Maria News Archivi - Che maria</title>
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		<title>QUAL È LA DIFFERENZA TRA LA CANAPA E LA MARIJUANA?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2020 06:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Che Maria News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molta confusione gira intorno a queste due piante, anche se appartengono botanicamente parlando alla stessa specie, la cannabis sativa, ci</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.chemaria.it/2020/09/24/qual-e-la-differenza-tra-la-canapa-e-la-marijuana/">QUAL È LA DIFFERENZA TRA LA CANAPA E LA MARIJUANA?</a> proviene da <a href="https://www.chemaria.it">Che maria</a>.</p>
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<p>Molta confusione gira intorno a queste due piante, anche se appartengono botanicamente parlando alla stessa specie, la cannabis sativa, ci sono alcune differenze in termini di composizione chimica, utilizzi e stato legale.</p>



<p>Come dicevamo, canapa e marijuana fanno parte della stessa specie la cannabis sativa, la loro differenza principale sta nelle loro forme di crescita specifiche.</p>



<p>La canapa è una Cannabis sativa che ha un THC (principio attivo psicotropo) a meno dello 0,03% mentre la marijuana ha un THC superiore allo 0,03%, tanto che la prima viene utilizzata per produrre tessuti, integratori alimentari e biodiesel mentre la seconda è utilizzata principalmente per i suoi effetti psicoattivi.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="483" src="https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-2-2-1024x483.jpg" alt="" class="wp-image-2177" srcset="https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-2-2-1024x483.jpg 1024w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-2-2-300x141.jpg 300w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-2-2-768x362.jpg 768w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-2-2-1536x724.jpg 1536w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-2-2-2048x966.jpg 2048w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-2-2-1200x566.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In natura, nella famiglia delle Cannabacee, esistono tre specie di cannabis, ognuna con le proprie caratteristiche di crescita da conoscere.&nbsp;</p>



<p>La specie più diffusa, per l’appunto è la <strong>Cannabis Sativa</strong>, che conta centinaia di ceppi diversi che si differenziano tra loro per il contenuto di THC. Cresce dove c’è molta umidità ed ha il tempo di fioritura più lungo motivo per il quale cresce anche di più.</p>



<p>Poi abbiamo la <strong>Cannabis Indica</strong> che è composta principalmente da ceppi con alto contenuto di THC, cresce in climi molto freddi ed ha un tempo di fioritura molto breve e inoltre le dimensioni delle piante sono molto ridotte motivo per il quale sta diventando molto rinomata tra i coltivatori, anche perchè può essere coltivata senza troppe pretese anche al chiuso.</p>



<p>L’ultima specie, anche la meno conosciuta è la <strong>Cannabis Ruderalis</strong>, la sua particolarità è quella di produrre fiori a prescindere dalla durata del giorno, cosa che invece influenza tantissimo le altre due specie di cannabis, che iniziano di solito a fiorire quando le giornate si accorciano. Le piante di questa specie sono molto piccole e non producono grandi quantità di fibre.</p>



<p>Ma tornando alle differenze tra le due piante, i ceppi di canapa e di marijuana hanno forme di crescita molto simili, tendono ad essere alte con foglie sottili, altre basse e folte con foglie più spesse, ma la vera differenza sta nella resina prodotta dalle infiorescenze femminili, quella della marijuana è molto più spessa e appiccicosa, la canapa invece tende a produrne meno e a racchiudere i cannabinoidi nelle foglie.</p>



<p>Ma il vero elemento principale di distinzione delle due piante è la loro composizione chimica. Come già detto in precedenza i ceppi di canapa sono classificabili come quelli che contengono un THC inferiore allo 0,03% tutto il resto è considerato marijuana. </p>



<p>Un altra distinzione può essere fatta sull’aspetto legale delle due piante, la canapa può essere coltivata e detenuta legalmente, a differenza della marijuana che è totalmente illegale, tutto ciò è dovuto al fatto che la marijuana contenendo livelli elevati di THC è considerata una sostanza psicoattiva.</p>



<p>La canapa è ormai pressoché diventata legale in tutto il mondo, motivo per il quale tutti i prodotti sul mercato disponibili contenenti CBD provengono proprio dalla pianta su citata.&nbsp;</p>



<p>In conclusione, possiamo dire che alla fine la differenza sostanziale tra le due piante è solo prettamente di tipo chimico e l’aspetto legale è solo un cavillo che si sta cercando di superare con tantissime ricerche e manifestazioni a supporto della legalizzazione della marijuana.&nbsp;</p>
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		<title>CBD ED EPILESSIA: OTTIME PROPRIETà ANTICONVULSIVE</title>
		<link>https://www.chemaria.it/2020/09/17/cbd-ed-epilessia-ottime-proprieta-anticonvulsive/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 08:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Che Maria News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La quarta malattia neurologica più comune al mondo è l’Epilessia, ed è stato studiato che la terapia con il CBD</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La quarta malattia neurologica più comune al mondo è l’Epilessia, ed è stato studiato che la terapia con il CBD potrebbe diventare una delle più efficaci anche per i tipi di epilessia più difficili da trattare con la medicina tradizionale.</p>



<p>L’epilessia è composta da uno spettro di disturbi il quale sintomo principale sono le convulsioni involontarie, e non è per forza associato ad altri problemi di salute.</p>



<p>Le crisi possono essere di vario tipo e si manifestano in modo diverso anche in termini di frequenza e gravità.</p>



<p>Ci sono pazienti che hanno avuto qualche convulsione l’anno, altri invece che ne hanno diverse durante l’arco di una sola giornata.</p>



<p>A seconda di quale parte del corpo colpiscono, le convulsioni, prenderanno dei nomi diversi, che possono essere distinte in tre grandi macrocategorie: grande male se colpiscono tutto il corpo, convulsioni di Jacksonian se colpiscono un arto e piccolo male se causano la perdita di coscienza.&nbsp;</p>



<p>La causa principale di queste convulsioni è la disfunzione dell’attività elettrica cerebrale che può partire da qualsiasi parte del cervello, e questa può diffondersi oppure rimanere confinata nell’area da cui è partita.</p>



<p>Purtroppo le persone che hanno presentato questo disturbo non possono fare altro che conviverci per tutto il resto della vita, può anche succedere che passino diversi anni tra un attacco e l’altro, ma una volta che si presenta c’è il rischio che si ripresenti.</p>



<p>Per i medici è difficile individuare la causa scatenante in quanto esistono diverse forme di epilessia e per ognuna le cause sono le più svariate.</p>



<p>Uno studio recente ha evidenziato la potenzialità del CBD per la cura delle crisi epilettiche, è stato visto che dopo l’assunzione di questa sostanza 1 paziente su 10 non ha più avuto convulsioni e il 70% ne ha visto la diminuzione.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2151" srcset="https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-3-1024x683.jpg 1024w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-3-300x200.jpg 300w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-3-768x512.jpg 768w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-3-1536x1024.jpg 1536w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-3-2048x1365.jpg 2048w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-3-1200x800.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Diversi studi sono stati fatti sull’efficacia del CBD nella cura delle crisi epilettiche, e tutte arrivano alla stessa conclusione che funziona e non c’è dubbio, ma non è stato ancora possibile, ed è questa la parte complicata, in che modo questa sostanza funzioni.</p>



<p>Al momento è solo possibile evidenziare alcuni dei potenziali meccanismi del CBD sull’epilessia, quali: alleviare i sintomi primari delle crisi epilettiche, aiutare a tenere il cervello in salute così da ridurre la frequenza e la gravità delle crisi, modulare i recettori che hanno il compito di controllare le varie attività cerebrali, ridurre la neuroinfiammazione legata all&#8217;epilessia, migliorare l’attività del GABA che ha il compito di ridurre l’attività elettrica nel cervello.</p>



<p>È chiaro come il CBD stia diventando una delle terapie più comuni tra gli epilettici, in quanto potrebbe essere un valido integratore efficace per le diverse forme di epilessia, ma bisogna prestare attenzione a cosa si assume, poichè essendoci ancora poche norme a regolare il mercato del CBD tanti sono i prodotti di bassa qualità contenenti anche metalli e pesticidi, che non farebbero altro che danneggiare i neuroni ed essere potenzialmente dannosi per i sintomi dell’epilessia.&nbsp;</p>



<p>Se decidi di intraprendere una cura per l’epilessia con il CBD, è importante l’utilizzo solo e soltanto di prodotti di qualità privi di qualsiasi agente contaminante.&nbsp;</p>



<p>Questo è uno dei motivi, e non solo, per il quale ti consigliamo di chiedere supporto al tuo medico curante e di non agire senza un suo consulto perchè potresti solamente peggiorare la situazione.&nbsp;</p>
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		<title>Coronavirus e stress: valutare gli effetti del CBD. Uno studio tutto italiano in preparazione</title>
		<link>https://www.chemaria.it/2020/09/08/coronavirus-e-stress-valutare-gli-effetti-del-cbd-uno-studio-tutto-italiano-in-preparazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 09:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Che Maria News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nevrosi che si manifesta a seguito di eventi traumatici viene meglio definita come disturbo da stress post traumatico, ed</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La nevrosi che si manifesta a seguito di eventi traumatici viene meglio definita come disturbo da stress post traumatico, ed oggi, una delle cause più diffuse di questa patologia è l’emergenza Covid-19, poiché ha messo sotto stress parecchie persone, alcune delle quali, circa il 7/8 %&nbsp;&nbsp;hanno sviluppato un disturbo più duraturo con sintomatologie quali: ansia, angoscia, agitazione, insonnia, turbe della memoria, difficoltà di concentrazione; tutti disturbi che vanno ad incidere sulla qualità della vita di ogni individuo.</p>



<p>Diverse sono le persone che hanno sviluppato o sviluppano questo disturbo da stress post traumatico, pensiamo per esempio alle persone che si sono ammalate e che hanno vissuto l’esperienza dell’ospedale, che anche una volta guariti si sono comunque trascinati i problemi respiratori causati da questa malattia, oltre ad essere stati circondati per diverse settimane solo da sanitari che indossavano tute, guanti, occhiali e mascherine senza possibilità di vedere nessun altro.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-9-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2123" srcset="https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-9-1024x683.jpg 1024w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-9-300x200.jpg 300w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-9-768x512.jpg 768w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-9-1536x1024.jpg 1536w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-9-2048x1365.jpg 2048w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-9-1200x800.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Un’altra categoria di persone che ha sviluppato o svilupperà questo disturbo sono i parenti delle persone che sono state colpite dal Covid-19, considerato che non hanno mai avuto la possibilità di interagire direttamente con i loro cari, ma ricevevano/ricevono solo notizie frammentarie. Spesso anche solo questo aspetto è stato vissuto come una situazione con grande stress.&nbsp;</p>



<p>Anche i medici, gli infermieri e il personale sanitario non sono stati esentati dal presentare questa patologia in quanto hanno lavorato e lavora tutt’ora, poichè l’emergenza non è ancora rientrata, in condizioni di stress molto forti.&nbsp;</p>



<p>Da non dimenticare infine tutta quella parte di popolazione che è stata costretta a vivere in isolamento, molti dei quali hanno sviluppato o svilupperanno questo disturbo da stress post traumatico.</p>



<p>Ma cosa c’entra la cannabis con tutto questo ?</p>



<p>Diversi sono gli studi scientifici che dimostrano che l’uso della cannabis, in particolare di alcuni cannabinoidi, abbiano un impatto positivo sui sintomi causati dal disturbo da stress post traumatico.</p>



<p>Ma poiché ogni soggetto è diverso e reagisce anche in diverso modo all’assunzione di questa sostanza, bisogna fare differenza tra chi può assumere il THC e chi no, a differenza invece del CBD che può essere assunto da tutti.</p>



<p>Ci saranno persone che assumeranno combinazioni di THC e CBD, che sono coloro i quali possono fare utilizzo del THC senza riscontrare effetti collaterali, laddove invece questa sostanza non possa essere assunta si consumerà del CBD puro.&nbsp;</p>



<p>Le varie combinazioni sono tutt’ora sotto studio, poiché non è possibile trovare una soluzione unica, che soddisfi tutti i consumatori di questa sostanza.&nbsp;</p>



<p>Un altro aspetto da non sottovalutare è quello della nutrizione, in quanto durante il periodo del lockdown tutti si sono cimentati a preparare e gustare ricette di tutti i tipi, avendo così causato uno squilibrio tra carboidrati, grassi e proteine.&nbsp;</p>



<p>Il nostro compito adesso è quello di riportare questo equilibrio, facendo attenzione alla nostra alimentazione, ristabilendo i giusti valori.</p>



<p>La cannabis terapeutica, in conclusione può essere un grande alleato per riprendere in mano le nostre vite, che risentono ancora di questa emergenza e risultano essere stressate, così da poter ristabilire l’equilibrio giusto per ognuno di noi.</p>
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		<title>Il CBD migliora i sintomi dell&#8217;artrite nel cane?</title>
		<link>https://www.chemaria.it/2020/09/03/il-cbd-migliora-i-sintomi-dellartrite-nel-cane/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 05:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Che Maria News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato da poco avviato uno studio sul CBD e sui potenziali effetti terapeutici del cannabidiolo nel trattamento dell’artrite canina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.chemaria.it/2020/09/03/il-cbd-migliora-i-sintomi-dellartrite-nel-cane/">Il CBD migliora i sintomi dell&#8217;artrite nel cane?</a> proviene da <a href="https://www.chemaria.it">Che maria</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È stato da poco avviato uno studio sul CBD e sui potenziali effetti terapeutici del cannabidiolo nel trattamento dell’artrite canina.<br><br>Questo studio e i suoi risultati, potrebbero fare da precursori per futuri studi sulla potenzialità terapeutica del CBD nella cura dell&#8217;artrite umana. Una delle cause principali di dolore e disabilità nel mondo, è l&#8217;artrite, e per questa patologia attualmente non esistono trattamenti assoluti.  </p>



<p>Ma perchè il cane e non un altro animale ?</p>



<p>Poiché l&#8217;artrite del cane è molto simile a quella umana, i ricercatori hanno deciso di utilizzare quest’ultimi per i loro studi.&nbsp;</p>



<p>Per questo studio sono stati scelti 20 cani, cui era già stata diagnosticata l’osteoartrite e mostravano sintomi, quali: dolore, zoppia, dolori articolari e problemi di deambulazione.</p>



<p>I cani sono stati sottoposti ad esami del sangue per escludere altre patologie e ai proprietari è stato richiesto di compilare un formulario, dove indicavano se i cani stavano già assumendo altri farmaci, gli arti colpiti ed eventuale zoppia.</p>



<p>A questi 20 cani, in modo assolutamente casuale sono stati somministrati 4 tipi di trattamenti: 30mg/giorno di CBD nudo, 50mg/giorno di CBD nudo, placebo e 20mg/giorno di CBD liposomico.</p>



<p>A inizio trattamento e dopo 30 giorni sono stati raccolti dei campioni di sangue per le analisi chimiche, oltre a valutare i miglioramenti, ove ce ne fossero visibili ad occhio nudo quali il camminare, lo stare in piedi e correre.&nbsp;</p>



<p>La combinazione di questi metodi è stata determinante per valutare i livelli di dolore osservati prima e dopo il trattamento di 30 giorni col CBD.&nbsp;</p>



<p>Dai proprietari è stato riferito che, i cani che avevano assunto 50mg/giorno di CBD e 20mg/giorno di CBD liposomico, hanno visto una significativa riduzione del dolore addirittura fino a 15 giorni dopo la fine del trattamento, mentre per i cani cui erano stati somministrati placebo e 20mg/giorno di CBD nudo, non è stato riscontrato alcun cambiamento significativo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-blog-3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2097" srcset="https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-blog-3-1024x683.jpg 1024w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-blog-3-300x200.jpg 300w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-blog-3-768x512.jpg 768w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-blog-3-1536x1024.jpg 1536w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-blog-3-2048x1365.jpg 2048w, https://www.chemaria.it/wp-content/uploads/2020/09/che-maria-blog-3-1200x800.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Le valutazione dei veterinari sono state pressoché identiche a quelle osservate dai proprietari.</p>



<p>È stato inoltre osservato, come si può evincere sopra, che i benefici terapeutici del CBD sembrano essere dose-dipendenti, poiché sembrerebbe essere più efficace a dosi più elevate.</p>



<p>Oltre alla diminuzione del dolore, è stato anche riscontrato un aumento significativo della locomozione da parte del cane.&nbsp;</p>



<p>Da queste valutazioni e dai risultati ottenuti è stato così dimostrato il potenziale terapeutico del CBD.</p>



<p>Il CBD quindi non ha solo giocato un ruolo importante nella riduzione del dolore, ma è stato dimostrato che migliorerebbe la qualità della vita dei cani affetti da osteoartrite, in quanto ha aumentato in quest’ultimi, la capacità di svolgere le semplici attività quotidiane, quali camminare, stare in piedi e correre.&nbsp;</p>



<p>Questi studi pongono delle buone basi per le future ricerche sull’uso del CBD per la cura e la gestione dell&#8217;artrite per gli animali domestici e per l’uomo.</p>



<p>La fase successiva sarebbe quella di aumentare il campione di studio e anche la durata del trattamento per vedere come si sviluppano i benefici e i danni a lungo termine della somministrazione del CBD, poiché prima di questo non si può considerare come un trattamento regolare.</p>



<p>Un altro studio che andrebbe effettuato è quello dose-risposta per la determinazione della dose ottimale per l’uso terapeutico, che comporterebbe la massimizzazione dei risultati, con la riduzione al minimo dei danni potenziali che delle somministrazioni di dosi elevate potrebbero causare.</p>



<p>Queste non sono altro che le due strade da seguire per i futuri studi in questo specifico campo, per poter comprendere al meglio il potenziale terapeutico del CBD nella cura dell’artrite.&nbsp;</p>



<p>In conclusione, i dati preliminari di questo studio, hanno dimostrato che nella giusta forma e alla giusta dose il CBD sembrerebbe apportare dei benefici nella cura dell&#8217;osteoartrite del cane, quali la riduzione del dolore e il miglioramento della qualità della vita, ma aspettiamo ulteriori studi per la conferma definitiva di questa tesi.&nbsp;</p>
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